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Sono trascorsi cinque anni dalla pubblicazione dell’enciclica di papa Francesco Laudato Sì (LS), sulla “cura della casa comune” (24 maggio 2015).
L’analisi di questo anniversario, nei suoi aspetti di luce e di ombra, di traguardi raggiunti e di sfide ancora al di là da essere anche solo comprese, non può assolutamente prescindere dall’attuale stagione epidemica da Covid-19, che ci sta coinvolgendo fin nel profondo delle fibre del nostro essere uomini: ed è proprio con la lente di ingrandimento offerta da questa contingenza storica che vorrei percorrere a ritroso l’esperienza umana, spirituale, etica e civile che l’enciclica ci sollecita.
La sera del 27 marzo 2020, attorno al picco dei decessi per coronavirus, papa Francesco, in solitaria, in piazza san Pietro, sotto un cielo scuro, carico di acqua, stretto tra il Crocifisso miracoloso di san Marcello al Corso e la Madonna Salus Populi Romani ci ha ricordato, in mondovisione, che siamo tutti sulla stessa barca, siamo un’unica grande famiglia umana che cerca un nuovo equilibrio per abitare responsabilmente la Terra che ci ospita. Cerchiamo tutti insieme uno sviluppo sostenibile che contrasti la “cultura dello scarto”.
L’avventura, quindi, è ancora più stimolante proprio in tempi di coronavirus: la pandemia ci mostra ancora una volta quanto siano state performanti le parole del Papa che già cinque anni fa metteva in luce il rischio di globalizzare l’indifferenza e l’interconnessione forte fra l’ambiente naturale e la sopravvivenza degli abitanti e contestualmente ne offriva anche l’antidoto nel rimando, o meglio nella conversione al «Creatore che può dire a ciascuno di noi: «Prima di formarti nel grembo materno, ti ho conosciuto» (Ger 1,5)» (LS 65).
‘Ogni moneta ha sempre due facce’: alcune sue espressioni hanno conquistato un’attenzione formidabile, diventando dei veri e propri paradigmi per la riflessione ed il confronto: «ecologia integrale» (a cui è dedicato tutto il cap. IV), «tutto è connesso» (LS 117 & 138), «non ci sono due crisi separate, una ambientale e un’altra sociale, bensì una sola e complessa crisi socio-ambientale» (LS 139). Purtroppo, in generale sono scaduti a slogan di moda giornalistica, con il rischio di banalizzare il loro stesso significato: anche una enciclica può rimanere vittima della cultura dell’usa e getta e della smania del sensazionalismo.
È noto che ogni enciclica non nasce per abbellire le biblioteche. Infatti, mediante un’ermeneutica interdisciplinare – LS stessa suggerisce la metodologia interdisciplinare dei saperi e delle conoscenze da abbinare alla prassi del discernimento – dovrebbe essere tradotta in azione costruttrice.
Non si tratta semplicemente di un’enciclica “green” come spesso è stata troppo facilmente derubricata ma di un messaggio che pone al centro la preoccupazione sociale, ‘di coscienza’, della Chiesa.
La sfida più grande da cogliere, mettendo davvero in pratica la stessa LS, è quella di analizzare la realtà e di agire in maniera integrale. Per chiarire meglio il concetto di approccio integrale, è bene porci delle domande pratiche. Secondo la logica che struttura la LS, un’équipe pro-vita potrà, forse, disinteressarsi dell’ecologia? Chi lotta contro il traffico di animali a rischio di estinzione potrà disinteressarsi dei poveri, della tratta di persone, della distruzione di un essere umano, dell’aborto? Chi pratica il criterio di realtà, che implica che si accetti la propria esistenza come dono di Dio, può fare a meno di apprezzare il proprio corpo nella sua femminilità o mascolinità, per poter riconoscere sé stessi nell’incontro con l’altro diverso da sé? Chi promuove la famiglia, basata sul matrimonio tra uomo e donna, potrà rimanere indifferente sulle questioni riguardanti il funzionamento delle comunità di quartiere, della città, della democrazia? Chi è cristiano e milita per l’ecologia integrale potrà ignorare l’importanza del celebrare, della preghiera e della spiritualità cristiana?
La conoscenza della LS rende senz’altro più facile, ma non più semplice, rispondere agli interrogativi posti, perché tutto vi risulta collegato. Per la LS non vi può essere una seria e convinta preoccupazione per l’ambiente senza la compresenza di un sincero amore per gli esseri umani ed un costante impegno al riguardo dei problemi della società.
In questo lustro, l’enciclica ha ricevuto grandi riconoscimenti ‘laici’: dapprima all’esposizione universale Expo di Milano sul cibo, nel giungo 2015, ma anche durante la XXI Conferenza di Parigi, riguardante i cambiamenti climatici (30 novembre-11 dicembre 2015).

Ma, in questi cinque anni, possiamo soprattutto dire che la Chiesa stessa è cresciuta insieme alla LS.
LS ha stimolato la nascita di iniziative ecclesiali per la tutela dell’ambiente a livello regionale o nazionale, o la creazione di luoghi e programmi per sperimentare l’ecologia integrale; ha ispirato proposte per una finanza attenta alla transizione energetica e iniziative di spiritualità come l’annuale Tempo del creato (1 settembre – 4 ottobre); ha innovato i capisaldi della pietà religiosa, visto che la cura della casa comune è stata inserita tra le opere di misericordia ed è il tema dell’annuale Giornata mondiale di preghiera del 1 settembre.
Il sinodo speciale per la regione amazzonica. Limitando l’attenzione ai processi ecclesiali di portata globale, spicca il percorso del Sinodo speciale per la regione amazzonica, che ha con la LS un legame diretto, evidente fin dal sottotitolo “Nuovi cammini per la Chiesa e per l’ecologia integrale”. Il suo frutto, nella formulazione che ne dà l’esortazione postsinodale Querida Amazonia (QA), sono quattro sogni – sociale, culturale, ecologico ed ecclesiale – che tracciano un percorso di concretizzazione dell’ecologia integrale capace di interpellare il mondo intero: «in questo momento storico, l’Amazzonia ci sfida a superare prospettive limitate, soluzioni pragmatiche che rimangono chiuse in aspetti parziali delle grandi questioni, al fine di cercare vie più ampie e coraggiose» (QA, 105).
Il sinodo dei giovani. L’enciclica aveva dato spazio alla preoccupazione per la giustizia intergenerazionale e per il rischio che gli attuali ritmi di consumo minaccino le opportunità delle future generazioni, così come aveva riconosciuto la sensibilità ecologica dei giovani, l’impegno di alcuni di loro e la domanda di cambiamento di cui sono portatori (cfr ad es. LS, 13 & 209).
Proprio come la LS parte dalla contemplazione della bellezza della creazione e dallo stridore del grido della terra e dei poveri per i mali che subiscono, così la sollecitudine della Chiesa verso i giovani nasce dall’ascolto delle domande che essi le rivolgono, e talvolta del loro vero e proprio grido. Se l’enciclica propone la cura come atteggiamento di fondo da assumere nei confronti della casa comune, prendersi cura di ogni giovane è l’intenzione alla base del processo sinodale, che si declina nelle forme dell’accompagnamento come azione della comunità ecclesiale.
Il Documento sulla fratellanza umana. Il dialogo è il legame che con maggiore evidenza lega la LS al processo che ha condotto alla redazione del Documento sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune, firmato il 4 febbraio 2019 ad Abu Dhabi da papa Francesco e Ahmad al-Tayyib, grande imam di Al-Azhar, la moschea-università del Cairo. Quello che l’enciclica esplicita direttamente in ambito politico, trova qui una declinazione in ambito interreligioso: «La maggior parte degli abitanti del pianeta si dichiarano credenti, e questo dovrebbe spingere le religioni ad entrare in un dialogo tra loro orientato alla cura della natura, alla difesa dei poveri, alla costruzione di una rete di rispetto e di fraternità» (LS, 201). L’ecologia integrale non teme la diversità e il pluralismo, ma ne esalta la ricchezza, riconoscendovi l’impronta del progetto del Creatore.
Nonostante la Chiesa, nella sua dimensione istituzionale, abbia continuato in modo perseverante, in questi cinque anni, a rilanciare il legame tra LS e tutte le altre iniziative ecclesiali, bisogna, però, dire che la LS è stata meno valorizzata nella sua incidenza complessiva, specie con riferimento all’ecologia integrale, di cui si fa promotrice, ed al suo metodo di discernimento: la LS non può essere ridotta soltanto ai singoli punti trattati come il clima, il cibo, l’acqua, l’economia circolare, seppur importanti.
Desidero presentare, senza pretesa di esaustività, alcuni aspetti di pregnante attualità, che ritengo non siano stati adeguatamente compresi, ma soprattutto non applicati pervasivamente nella vita di tutti gli uomini di buona volontà e che individuano la duplice causa originante della loro non determinata realizzazione: a) lo sguardo verso l’ALTO (dimensione della TRASCENDENZA: dall’IO a DIO), sostenuto, purtroppo, da b) un cinico sguardo verso il DENTRO (dimensione della INTERIORITÀ: dal MIO al NOSTRO).

Fecondità del metodo di discernimento, quanto alla giustizia ecologica
A fronte del grave problema della crisi ecologica, implicante una questione di giustizia non solo nei confronti del destino del pianeta, dei diritti delle generazioni future, del «grido dei poveri», ma anche rispetto al futuro dell’umanità intera ‒ connesso con quello dell’ambiente ‒, e davanti ad una eclatante carenza di pensiero e di adeguata cultura, papa Francesco intende offrire un metodo di discernimento, articolato secondo i momenti del vedere, giudicare, agire e del celebrare. In tal modo, pone a disposizione categorie interpretative, atte ad istituire una valutazione antropologica ed etica più pertinente.
Evidenzia innanzitutto che il compimento umano in Dio, specie oggi, implica un’ecologia integrale, mettendo così in luce che in ogni persona esiste una vocazione (LS 217): ognuno è chiamato ad una crescita, inevitabilmente connotata da uno sviluppo umano integrale, sostenibile, inclusivo. Nella LS, per conseguenza, il primo principio morale, ovvero il compimento umano, è messo a tema in termini ecologici. Non si tratta di un plus di impegni etici, sociali, economici e culturali estrinseci, rispetto al nostro essere morale, alla pienezza umana in Cristo. Gli esseri umani sono segnati ed intimamente strutturati da una vocazione alla cura e alla custodia del creato, al di là di un antropocentrismo dispotico. Essi sono stati pensati da Dio e redenti da Cristo, chiamati in Lui a partecipare alla generazione di «cieli e terra nuovi», superando gli attacchi distruttivi in atto, gestendo il creato non da padroni assoluti, bensì da saggi amministratori. Persone e popoli conseguono il proprio compimento umano anche mediante la cura della casa comune, collaborando a che il creato raggiunga il fine per cui è stato posto in essere: per l’umanità, certamente, ma soprattutto per la gloria di Dio.
Sempre grazie al metodo di discernimento, delineato nella LS, papa Francesco qualifica la specificità dell’apporto dei credenti nella soluzione alla crisi ecologica in forza delle convinzioni della loro fede (LS 62ss) e, con ciò stesso, evidenzia le basi teologiche, antropologiche ed etiche delle esigenze di giustizia ivi implicate. I credenti posseggono motivazioni alte, più che semplicemente umane, che li spingono a ricercare strumenti ermeneutici e critici capaci di approntare soluzioni pertinenti ed efficaci.
Il mancato riconoscimento dell’eccedenza dell’uomo – come avviene, ad esempio, nelle teorie che lo disperdono nella comunità biotica – rendono impossibile ogni discorso morale, specie con riferimento alle relazioni di giustizia, implicate nel rapporto tra Dio, creato e persona. Se si smarrissero i parametri antropologici ed etici del rapporto con l’ambiente, assorbendo la persona in un tutto vitalistico, sarebbe impossibile parlare di etica ecologica e, per conseguenza, di etica ambientale secondo termini di giustizia. Questa, secondo Francesco, trova le sue fondamenta giustificative e di coniugazione, nel primato dell’ecologia umana su quella ambientale (LS 155), nonché nel primo principio morale, in ambito ecologico, che è la stessa ecologia integrale.
La giustizia non può essere concretamente realizzata senza essere articolata tenendo presente il bene comune, visto e pensato in stretta connessione col primo principio morale dell’ecologia integrale. Questa postula un’analisi, un giudizio, una progettualità, in vista di soluzioni integrali. Detto diversamente, i problemi ambientali vanno considerati inseparabilmente sia dai contesti umani, famigliari, lavorativi, urbani, rurali; sia dal bene comune della famiglia umana, sia dalla giustizia tra le generazioni. Non è possibile realizzare un’ecologia integrale prescindendo dal bene comune, e viceversa. In altri termini, non è possibile perseguire l’ecologia integrale senza solidarietà intergenerazionale, senza che siano promosse e tutelate l’etica sociale, le istituzioni e le leggi che possono favorire anzitutto l’ecologia umana.

Più livelli di giustizia
Dall'analisi delle linee di orientamento e di azione offerte dalla LS risulta chiaro che, con riferimento alla soluzione della crisi ecologica, vi sono più livelli di esercizio della giustizia, e che sono coinvolte più istanze: sovranazionali, nazionali e locali.
Un simile quadro sollecita i credenti e gli uomini di buona volontà ad un dialogo permanente, nonché ad impegnarsi su più piani di azione. Rispetto a ciò, non si possono non rilevare le molteplici responsabilità che investono tutti i soggetti, non escluse le comunità religiose e i loro vari luoghi educativi. Inutile dire che, nonostante numerose iniziative encomiabili, rimane ancora molto da fare. Forse potrà sembrare ingenuo, in un contesto in cui manca ancora a livello di base un sufficiente impegno, sollecitare la Chiesa cattolica a non rinunciare a formare le persone, perché possano essere presenti, con competenza e con l’ispirazione che le caratterizza, anche sul piano delle relazioni multilaterali.
Nel contesto delle politiche internazionali e nazionali, è di particolare importanza quanto afferma papa Francesco circa la legalità e la giustizia (LS 164ss).
Per poter incidere sui processi decisionali, la società civile deve sapersi organizzare in movimenti che coltivano nuovi stili di vita, che riuniscono i consumatori nella promozione dei beni collettivi mediante «scelte col portafoglio». Non bisogna perdere la speranza nell’efficacia dei piccoli gesti quotidiani. Occorre investire in una grande opera educativa (LS 209ss), perché non è possibile vivere la legalità senza una vita buona. L’educazione ecologica fa leva su un adeguato senso critico degli idoli della tecnocrazia e del capitalismo finanziario. In particolare, urge una spiritualità ecologica cristiana, atta ad offrire motivazioni alte e permanenti all’azione costruttrice.

Il discernimento e il «celebrare»: il realismo dell’ecologia integrale
Il metodo di discernimento, proposto da papa Francesco, comprende anche il momento del celebrare (LS 233ss). Un tale momento, indicato in ultima battuta, non è, però, da ritenersi marginale. In realtà, nel corpo dell’enciclica, un tale momento è centrale e, in un certo modo, originario, strutturante gli altri momenti, perché da esso dipendono l’emergenza e l’importanza degli aspetti più specifici ed innovativi di tutto il discorso sull’ecologia integrale.
Nella vita del credente, il momento del celebrare non è solo punto di arrivo della vita, ma anche punto di partenza. In definitiva, l’originalità della LS erompe dall’esperienza cristiana della ricezione, celebrazione e testimonianza del mistero dell’incarnazione, morte e risurrezione di Gesù Cristo, che assume l’umanità e l’universo per trasfigurarli con il suo Amore, al fine di fare di essi una «creazione nuova». È dalla partecipazione al mistero della ricapitolazione di tutte le cose in Cristo che trova rafforzamento l’ermeneutica realista del rapporto tra Dio, cosmo e persona, la conversione ecologica, la fraternità universale, il primato dell’ecologia umana su quella ambientale, la verità globale di un’ecologia integrale, la pregnanza di un umanesimo trascendente, pregiudiziale per il superamento del paradigma della tecnocrazia e dell’idolatria del denaro, nonché di uno sviluppo consumistico e rapace.
Per l’esperienza cristiana, tutte le creature trovano il loro vero senso nel Verbo incarnato. Il Figlio di Dio, facendosi uomo in tutto simile a noi, ha incorporato nella sua persona parte dell’universo materiale, e vi ha introdotto un germe di trasformazione definitiva. Nel Pane eucaristico, la creazione è protesa verso la sua divinizzazione, verso l’unificazione con il Creatore stesso. La partecipazione all’Eucaristia consente di risanare la relazione degli esseri umani con Dio, con se stessi, con ogni altro ‘tu’, con il creato intero (LS 236). Con la celebrazione dell’Eucaristia – la nuova Alleanza – l’impronta trinitaria disseminata nell’universo (‘semina Verbi’) con la creazione e deturpata dal peccato, viene ristabilita ed irrobustita.
Corrispondentemente alla vocazione alla cura e allo sviluppo del creato occorre, dunque, considerarci dei missionari dell’ecologia integrale (LS 3). Non basta interessarsi del clima, dell’acqua potabile, delle energie rinnovabili, dell’economia circolare o di altro ancora in maniera separata dal resto, per dirsi ecologisti secondo lo spirito della LS. Si rischierebbe il riduzionismo, il settorialismo, perdendo di vista una visione globale.
Occorre agire ed educare in maniera integrale, alla luce di un’ecologia altrettanto integrale. Solo così si potrà valorizzare e far vivere appieno l’importante enciclica di papa Francesco.






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