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Il 25 maggio scorso, i religiosi camilliani hanno celebrato il 468 anniversario della nascita del loro fondatore san Camillo e la festa dei Religiosi Camilliani martiri della carità. Quindi, dall'Indonesia al Burkina Faso passando dalle Filippine e dal Brasile, diverse celebrazioni sono state vissute in onore di san Camillo e dei religiosi che hanno consumato la loro vita per Cristo nel servire i fratelli malati.

A Roma, nella Casa Generalizia in Piazza della Maddalena, la fondazione Camillian Disaster Service International (CADIS) ha organizzato per l'occasione un convegno sul tema "Essere martiri della carità ai giorni nostri": alla scuola dei nostri martiri della carità per una rivitalizzazione del quarto voto. Hanno partecipato a questo convegno una cinquantina di persone tra le altre la superiora generale delle Ministre degli Infermi, Madre Lauretta Gianesin, la superiora generale delle Ancelle dell'Incarnazione, Madre Beniamina Sbarbati, l'Onorevole deputato Alessandro Pagano, Marie-Christine Brocherieux, presidente della Famiglia Camilliana Laica Internazionale e padre Leocir Pessini, superiore generale dei Ministri degli Infermi (Camilliani).E’ stato lo stesso Generale che a nome dell'Ordine ha accolto i partecipanti del convegno. Dopo il saluto istituzionale, Fr. Jose Ignacio Santaolalla, presidente di CADIS ha dato un caldo benvenuto ai diversi partecipanti a nome di CADIS, pur evidenziando la missione di questa fondazione dell'Ordine che è di "implementare, dirigere e coordinare iniziative di aiuto alle vittime di disastri naturali o disastri provocati dall'azione umana in qualsiasi parte del mondo”. Questo in continuità con la tradizione camilliana di intervenire portando aiuto e assistenza alle persone colpite dalle epidemie, pestilenze, carestie, guerre e altri disastri nei luoghi dove queste vittime si trovassero.
Dopo il saluto del presidente di CADIS abbiamo seguito la presentazione di P. Aris Miranda, direttore di CADIS, sulla missione della fondazione,la sua visione e sugli obiettivi della festa dei martiri della carità. Nel suo intervento, il direttore di CADIS dopo avere segnalato alcuni fatti della storia e dell'eroica tradizione, si è soffermato sui motivi dell'evento che stavamo celebrando. Ha sottolineato che l’obiettivo principale per celebrare questo giorno è quello di ricordare, celebrare e imitare.
Ricordare cioè "investigare, imparare, creare una connessione per vivere nel presente le grandi lezioni del passato. Nella ricerca della nostra identità carismatica, cristiana e dell’appartenenza all’Ordine, il ricordo di questa tradizione eroica è un aspetto essenziale della nostra eredità profetica. L'atto eroico, l'entusiasmo e la disponibilità dei nostri confratelli ad accettare la morte nel servire gli ammalati nel nome del Signore, deve influenzare il nostro modo di offrirsi nel nostro servizio e nella nostra testimonianza".
Celebrare "per evidenziare i valori dell’autentica azione eroica, della persona e del particolare evento storico: evidenziare i valori di solidarietà, impegno, generosità, abnegazione, amore fraterno verso i più bisognosi, la predilezione dei più vulnerabili. Questi valori attraversano le ‘vene e i nervi’ dei nostri progetti, alimentano e sostengono la nostra vitalità, radicalità e rilevanza in mezzo alle condizioni sociali in rapida evoluzione".
E infine imitare cioè esporci agli insegnamenti e ai valori che ci aiutino a vivere la nostra testimonianza dell'amore misericordioso di Cristo in modo sempre più accurato, pertinente e significativo.
Dopo lo sviluppo di questi tre elementi importanti ha invitato a una fedeltà creativa visto che la situazione attuale non garantisce più ampie opportunità di esercitare il nostro quarto voto come lo hanno vissuto S. Camillo e i martiri della carità.
P. Aris ha anche spiegato la visione della fondazione che si riassume in questa frase : pienezza di vita in una comunità resiliente” che rafforza il principio dello sviluppo sostenibile. È lo sviluppo umano che riconosce la dignità umana innata in tutti, uno sviluppo che soddisfa i bisogni del presente senza compromettere la capacità delle generazioni future di soddisfare i propri bisogni. Questa visione diventa realtà attraverso l'approccio detto delle 4R vista come una teoria della trasformazione dell’individuo e delle comunità colpite dal disastro: RELIEF (Soccorso), RECOVERY (Recupero), RESILIENCE (Resilienza) e RIGHTS (Diritti). Questo approccio segue il ciclo della gestione del disastro.
E per fare di questa visione una realtà in caso di disastro, P. Miranda ha comunicato ai presenti che il convegno è collegato a una campagna fondo emergenza CADIS $25 indirizzata a tutti i religiosi camilliani e a tutte le persone che condividono la sua visione. L'obiettivo di questa campagna è di potere raccogliere dei fondi per un intervento efficace e tempestivo e coinvolgere più i religiosi affinché la missione di CADIS sia considerata come il loro ministero ordinario.
P. Cinà, nella sua relazione sul tema : “ I Camilliani martiri della carità” ha spiegato alla platea, l’istituzione e il significato della giornata dedicata ai “religiosi che hanno immolato la loro vità sull’altare dell’assistenza ai malati” secondo l’espressione di P. Angelo Brusco superiore generale del tempo.
Secondo lui, ricordare oggi l’istituzione della celebrazione dei camilliani martiri della carità vuole dire “ attualizzare, rendere presente un evento del passato”. E questo ha “lo scopo di far pervenire ad un approfondimento della propria identità carismatica, cioè ad una autocomprensione personale e comunitaria più penetrante e qualificata della nostra consacrazione camilliana, e quindi della nostra missione. Perché se è il IV voto che determina e caratterizza la nostra consacrazione religiosa, il “fare memoria” di quei confratelli che hanno goduto del favore divino di poter esercitare tale voto “con pericolo della vita” fino a perderla, diviene anche una provocazione per il nostro essere camilliani oggi”. E il senso dell’istituzione di questa manifestazione secondo lui “sta nel voler in qualche modo “imitare” quei religiosi non certo in maniera pedissequa e ripetitiva ma in forme personali e creative, rispondenti alle mutate condizioni sociali e culturali, ma anche religiose del nostro tempo. Inoltre P. Cinà considera CADIS come un’opportunità per vivere ed imitare quei religiosi che “hanno fatto brillare di luce vivissima il carisma camilliano”.
Fr. Luca, il secondo relatore, ha condiviso con i partecipanti del convegno la sua esperienza e il suo impegno nella Camillian Task Force (CTF) oggi CADIS. Sviluppando il tema : “Carisma camilliano, IV voto e attività di CADIS” ha provato a dimostrare come la nostra presenza attraverso una molteplicità di forme e di interventi alle calamità naturali e no sia una reale espressione del carisma e del vivere le esigenze di totalità del IV voto. Immergendo la platea nella storia dei primi anni dell’Ordine, afferma che san Camillo stesso può essere considerato l’iniziatore di CADIS facendo anche riferimento a tanti quadri che ci presenta il santo fondatore ed i suoi intenti, impegnati a soccorrere le vittime della pestilenza a Roma o a portare in salvo le vittime di una delle varie inondazioni del Tevere. Facendo riferimento al libro la diakonia della carità di P. E. Spogli, Fr. Perletti afferma che malgrado le difficoltà che attraversava l’Ordine nella sua storia, le calamità sapevano ricompattarlo e ripristinare nei singoli religiosi la coscienza del carisma, stimolandoli in una gara di donazione esemplare per rendersi disponibili a offrire il proprio servizio alle vittime. Alla luce di quanto detto, l’ex direttore di CTF crede che si possa affermare che CADIS “è parte del carisma camilliano per viverne il radicamento nella storia, riprodurre nella sua azione i tratti di un Dio misericordioso, flessibile e creativa nel suo operare e avendo la chiesa come punto di riferimento”.
L’ultimo relatore è stato Mons Bruno-Marie DUFFE’ segretario del dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale. Nella sua presentazione sul tema : Chiesa in uscita alla luce del “Laudato si”, ha sottolineato con grande particolarità l’importanza della dinamica dell'uscita. Uscire per incontrare l’altro, le persone sofferenti, uscire per farsi prossimo ai più poveri, per toccare e essere toccato. È in questo scambio che si costruisce una chiesa per i poveri e per la madre natura, una chiesa che sa ascoltare il grido del povero e quello della terra. Un grido che i camilliani nel vivere il loro quarto voto devono sapere ascoltare e rispondere.
Il convegno si è concluso con la proiezione di un filmato sull’esperienza come volontari di CADIS di Sara e Giovanni a Ranja in Haiti e le parole di ringraziamento del direttore esecutivo di CADIS dando appuntamento per l’anno prossimo.



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