Nelle prossime settimane analizzeremo ogni capitolo del libro Fede in Azione: un decennio di compassione e resilienza con CADIS.
Sarà un'occasione per approfondire ogni esperienza raccontata direttamente dai leader di CADIS che, nel corso di un decennio, hanno visto con i propri occhi e toccato con le proprie mani la fragilità delle persone che assistono, in ogni angolo della terra.
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Capitolo Due - Guarigione tra le rovine: la risposta di CADIS al terremoto del 2015 in Nepal
Scritto da Consuelo Santamaria Repiso, Fr. Biju Sebastian K e Fr. Biju Mathew S, il capitolo descrive le conseguenze più significative del terremoto che ha colpito il Nepal il 25 aprile 2015 e gli interventi psicosociali che CADIS ha realizzato nel Paese.
La straordinaria bellezza naturale del Nepal è indissolubilmente legata a una profonda vulnerabilità geografica determinata dalla sua orografia unica, dal clima monsonico e dall'intensa attività tettonica. Situato tra la Cina e l'India, il territorio del Paese, che si estende per 147.515 km2, è suddiviso in tre zone ecologiche distinte: le fertili pianure meridionali, le colline temperate centrali e l'Himalaya ad alta quota, che ospita il Monte Everest a 8.848 metri di altitudine. Questa diversità verticale determina un clima che varia dal caldo subtropicale al freddo artico, con una stagione monsonica intensa da giugno a settembre che rappresenta l'80% delle precipitazioni annuali del Paese.
La principale minaccia per il Paese deriva dalla sua posizione sulla cintura himalayana, dove la continua collisione delle placche tettoniche indiana ed eurasiatica crea un enorme accumulo di energia. Questa instabilità sismica è stata tragicamente dimostrata dal terremoto di Gorkha del 2015, un evento di magnitudo 7.8 che ha causato quasi 9.000 morti e danni catastrofici alla capitale, Kathmandu. Oltre ai terremoti, il ciclo monsonico provoca regolarmente gravi inondazioni e frane, in particolare nelle zone montuose dove le case sono costruite su pendii precari. Il rischio è ulteriormente aggravato dai cambiamenti climatici, che accelerano lo scioglimento dei ghiacciai e la formazione di laghi glaciali instabili, come Imja e Tsho Rolpa.
Questi laghi rappresentano una minaccia costante di “inondazioni improvvise” che possono rilasciare volumi d'acqua devastanti in pochi secondi, mentre, paradossalmente, i modelli di precipitazioni irregolari portano anche a prolungati periodi di siccità che minacciano il 70% della popolazione che dipende dall'agricoltura.



I fattori socio-politici amplificano in modo significativo questi rischi naturali. L'urbanizzazione rapida e non pianificata in città come Kathmandu ha portato a un'alta densità di popolazione in edifici che raramente soddisfano gli standard di sicurezza sismica, soprattutto nei quartieri emarginati. Alla vulnerabilità strutturale si aggiunge la disuguaglianza sociale; la topografia accidentata spesso isola le comunità remote dai servizi di base, mentre la diffusa deforestazione per la legna da ardere ha privato il territorio della sua naturale capacità di assorbire l'acqua, aumentando la frequenza delle inondazioni improvvise.
Questi rischi non sono distribuiti equamente tra la popolazione. La povertà e la mancanza di istruzione sono i fattori che più influenzano la vulnerabilità ai disastri, con i gruppi etnici emarginati come i Dalit e i Janajati che affrontano i livelli più alti di difficoltà a causa della discriminazione storica. I dati mostrano che le famiglie con a capo una donna spesso vivono livelli di povertà più elevati rispetto a quelle con a capo un uomo, un divario amplificato da norme sociali come i matrimoni precoci e la preferenza per investire nell'istruzione dei ragazzi. Nelle zone rurali, le grandi famiglie allargate che dipendono dall'agricoltura tradizionale senza accesso alle moderne tecnologie rimangono le più esposte ai cambiamenti ambientali ed economici della regione.
La catastrofe del terremoto del 2015 è stata così grave che CADIS è intervenuta in molti settori dell'intervento psicosociale, non solo fornendo primo soccorso, ma anche offrendo formazione, assistenza sociale a sostegno dei più vulnerabili e poveri e fornendo assistenza diretta nella ricostruzione delle case per le persone che vivono in condizioni di estrema vulnerabilità sociale, indifesa e abbandono.
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